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UN PODCAST CHE DEVE ASCOLTARE CHI VIVE DI PREGIUDIZI

 

La diva della nightlife romana e la sua storia in un podcast divertente, intimo ed emozionante

sulla transizione e sulla femminilità, diretto da Chloé Barreau

La storia di come sono rimasto affascinato dal podcast Malafemmina, è di quelle che capitano nelle pandemie, in un tempo

in cui niente è normale. Mi capita quasi per caso di scambiare due chiacchiere virtuali con Lilith Primavera, robe di musica, mentre ignoro assolutamente chi sia. Vengo dalla campagna toscana, non troppo intima con la nightlife romana, di cui Lilith

è regina. Poco male. Mentre ampliamo la forbice delle chiacchiere da lockdown su argomenti tipo cani o serie TV, mi fa sentire un po’ della sua musica che migliora di una buona percentuale l’umore della mia giornata, poi mi butta lì che uscirà a breve,

il 25 novembre, un podcast su di lei su Storytel.

La cosa mi incuriosisce, e dopo poco entro in contatto con la regista Chloé Barreau, parigina da 20 anni a Roma, che mi passa sotto banco tutto il podcast. Lo ascolto in una botta, in cuffia tra faccende di casa e sparato in macchina nei viaggi pirata

a sconfinare la zona rossa. Ne rimango rapito. Chloé mi dice che è cinema da ascoltare, ed è una definizione assolutamente calzante. Riesco a vedere nitide le immagini di quello che sento, il podcast è montato perfettamente, le musiche di Giorgio Maria Condemi, poi, sono la ciliegina sulla torta. Un viaggio con tante voci, in cui Lilith recita alcune pagine del suo libro

al momento inedito (si intitola Piccola Gemma e gioca col thriller e con l’ucronia da vera pro) ancora in fase di revisione, scegliendo solo quelle autobiografiche, alternandole a momenti di vita quotidiana, incontri casuali, poetici e gong assurdi

di cui capirete il significato solo ascoltando le 4 puntate.

Ascese e cadute, momenti di festa, altri tremendi, nella vita di una donna trans.

 

Il punto è quello, la transizione, ma resta in secondo piano rispetto allo storytelling e alla storia molto poco fiction di due donne che entrano in contatto tra di loro in modo complementare: la narratrice e la narrata. La femminilità data per scontata e quella da conquistare, la lotta per i propri diritti di essere umano, senza etichette o catalogazioni.

Io, ascoltatore, sono poco dentro le storie di femminismo e transizione, e non nego da perfetto italiano medio di essere uno

di quelli che ha avuto pregiudizi, almeno una volta, anche se non lo ammetterebbe mai in società. Un po’ come quelli che pensano che il sovrappeso nei film debba sempre essere il pauroso della compagnia, la studiosa per forza la sfigata, l’asiatico quello che ne sa di tecnologia e l’africano quello col ritmo nel sangue, anche a me è capitato di riporre le caratteristiche di una certa scena LGBTQ+ nel cassetto della frivolezza e dello stare senza pensieri, poco educato per fare il passo laterale e capire

che ogni persona ha una storia a sé stante, che merita di essere ascoltata. 

 

Non ci sono arrivato proprio oggi, a onor del vero, ma Malafemmina di Chloé Barreau sulla storia di Lilith Primavera, mi ha fatto entrare nella vita di una donna che ha un milione di sfaccettature che non t’immagini: dall’ovvio lato vamp della notte

a quello dell’artista ricercata, dalla donna semplice, bucolica a quella inaspettatamente nerd.

Non solo oscurità e punti luce, però: nel podcast ci sono un sacco di momenti in cui Lilith si mette in discussione, roba davvero intima e personale in cui ogni persona che ha passato i 30 si riconosce.

Ecco la chiave: Malafemmina non è (solo) un podcast che racconta la transessualità, altrimenti sarebbe la solita cosa di nicchia che se sei interessato all’argomento, bene, altrimenti sticazzi e se invece sei hater congenito, schifi a priori.

È la storia di una diva di provincia (perché pure se stai sotto al Colosseo, l’Italia è tutta provincia), e di come riesce

a vivere in un mondo a volte gentile, spesso no, tra gli sguardi, la curiosità morbosa e le domande che, alla fine, sono sempre

le stesse. Ascoltarlo non è solo divertente e interessante, ma anche un passo verso la civiltà.

 

 

Simone Stefanini 23.11.2020

 

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