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Nel podcast “Malafemmina”, in uscita il domani mercoledì 25 novembre, vita privata e lotta transfemminista si intrecciano in un racconto di sorellanza, che tocca temi quali amore, amicizia, intimità, transizione… Un racconto in anteprima dell’opera a partire anche dalle voci delle autrici, che si sono incontrate quattro anni fa a Roma.

Amicizia, amore, intimità, paura.

Appartengono alla sfera più interna e delicata di ogni persona, ma a volte il loro racconto può essere una rivoluzione.

Come nel caso di Malafemmina, il podcast realizzato da Chloé Barreau, in uscita il 25 novembre su Storytel.

Quattro puntate, mezz’ora ciascuna, raccontano di un’amicizia nel senso più sincero e viscerale del termine.

Quella tra Chloé e Lilith è «una complice alleanza, la sorellanza che senti in mezzo alle battaglie», come la definisce la voce di Chloé nel terzo episodio.

Lilith Primavera, cantante, performer, attrice, presentatrice, modella, soubrette di varietà e organizzatrice di eventi, è un’artista multiforme come i generi che ha attraversato. Chloé Barreau, regista francese, è anticonformista per nascita,

alla ricerca quotidiana di nuovi mondi da scoprire nella città eterna, dove si è trasferita da vent’anni.

Quattro anni fa si incontrano alla libreria Tuba al Pigneto, dove Chloé sta girando un video per il 25 novembre, la giornata di lotta contro la violenza sulle donne organizzata da Non Una Di Meno. Al video partecipa anche Lilith, e fra due chiacchiere e un invito al karaoke, inizia l’avventura. La voce di Chloé prende per mano chi ascolta e lə porta poco a poco nel mondo di Lilith Primavera, al Discretissimo Karaoke Domenicale, alla Conventicola degli Ultramoderni, tra le serate al Pigneto e per le strade

di Roma Est, abitate dai naufraghi della domenica sera e gli sgongati.

L’alternarsi di registri diversi, voci dai colori più vari e musiche che vanno da Mozart all’elettronica non lasciano spazio alla noia e riempiono di poesia questo viaggio. «Io e Lilith siamo un po’ come il giorno e la notte – dice a un certo punto

la voce di Chloé ­– l’aspetto, l’ambiente, il carattere … non potremmo essere più diverse» e questo si rispecchia anche nelle loro voci: una, accento francese, dal timbro sottile e dinamico, l’altra, romana, decisamente salda e profonda.

D’altronde è anche qui il bello di un podcast: senza alcuna immagine davanti agli occhi, preferisci chiuderli e lasciare che sia la

tua fantasia a disegnare i volti e gli spazi che attraverserai insieme alle voci che ti accompagnano.

Ma chi è una Malafemmina? «È una donna affascinante e irraggiungibile che istiga timore», suggerisce la voce di Chloé

nel primo episodio. Ma la domanda sembra rimanere aperta, come se toccasse a te che ascolti il compito di dare una sagoma

e dei lineamenti a una figura così fluida e multiforme, come può essere solo nell’immaginazione di ciascunə.

E così Chloé e Lilith, con la fumettista Frad, la dj punk Lady Maru, il signor Nicola, poeta di strada, e tutte le altre persone

che costellano il racconto, ti portano in territori sconosciuti che poco a poco diventano familiari.

Chloé, grazie all’amicizia con Lilith, è spinta a uscire dalla sua “zona comfort”, che geograficamente si collocava dentro le mura aureliane, e si spinge oltre, dopo Porta Maggiore, verso il Pigneto e il mondo di Roma Est. Ma qui non si tratta solo di un viaggio attraverso mondi nuovi che prima non si conoscevano. Si tratta di un concetto più intimo e profondo: quello della transizione.

«Viviamo tutti dei momenti di transizione – dice Chloé – e così si passa da una vita all’altra, cercando di rimanere se stessi».

I territori sconosciuti possono essere luoghi geografici, ma anche generi, modi di pensare, può trattarsi di qualunque cosa, bisogna solo avere il coraggio di attraversarli.

Lo racconta la voce di Lilith, quando legge un estratto di Piccola Gemma, il suo testo inedito: «A volte per essere chi si è bisogna cambiare, anche al costo di non riconoscersi più. E ci vuole una buona dose di coraggio per non essere sopraffatti dai tabù.

Io stessa sono stata un tabù, per molti lo sono ancora. Ma restando coi piedi per terra, posso dire che ora sono libera».

È proprio qui che sta la rivoluzione. Nel restituire al concetto di transizione tutta la sua umanità, andando oltre e stravolgendo la classica narrazione morbosa a cui normalmente è associata.

«Oggi le storie femminili mancano, dobbiamo impossessarcene e raccontarle di più» afferma Chloé, raggiunta con una chiamata Skype. E così ha deciso di farlo raccontando la storia di Lilith, una donna per cui anche la femminilità è stata una conquista.

Chloé è regista di documentari. Tuttavia la parola “documentario” spesso fa pensare a qualcosa di tangibile, un concetto che viene spiegato in maniera scientifica, un ragionamento illustrato che descrive un fenomeno.

Il lavoro di Chloé è un po’ diverso, perché tratta di questioni normalmente trascurate dal genere “documentario”: l’amore, l’amicizia, l’intimità. Racconta storie nelle quali chi guarda o ascolta può immedesimarsi come se stesse leggendo un romanzo, con la differenza che queste sono storie vere, di persone reali, che partecipano attivamente alla narrazione. Si potrebbe anche definire non-fiction novel, come suggerisce Chloé, che spiega: «Mi piace raccontare le piccole storie quando possono entrare in eco con la grande storia. Quindi non vedo perché le storie di vita privata e di intimità, che viviamo tutti, non dovrebbero interessare i documentari».

Malafemmina fa qualcosa di più: parlando di un’amicizia racconta anche di una lotta, quella transfemminista, come qualcosa

che fa parte della vita di ciascunə nei suoi aspetti più intimi e privati. E non te ne parla soltanto, te lo fa sentire.

Devi solo chiudere gli occhi e lasciare che il racconto ti prenda per mano.

 

Sofia Cabasino 24.11.2020

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