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OUBLIETTE MAGAZINE

LA FIGLIA DEL PRETE

La colpa di mio padre” (film di Chloé Barreau), racconta,

con grande capacità analitica e fine sensibilità, la storia

di un grande amore e di un “grande scandalo”: l’incontro tra Jean Claude Barreau (prete cattolico di Parigi molto conosciuto) e Ségolene (infermiera), genitori della regista.

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Nel settembre del 71, Padre Jean Claude Barreau, molto conosciuto e apprezzato nella diocesi di Parigi, decise

di lasciare il sacerdozio per sposare la donna che amava da due anni: fu un vero e proprio scandalo, che portò

la questione sulle copertine di molti settimanali, e perfino in un dibattito in tv, in cui Jean Claude, fu chiamato

a difendersi dalle accuse provenienti dalla Chiesa “lei ha lasciato il Signore per una donna…

la crisi della chiesa comincia con lei”.

La vicenda è raccontata dallo sguardo attento e minuzioso di una figlia, che quarant’anni dopo, decide di tornare

sulla vicenda, regalando al pubblico una visione d’insieme della figura di padre Claude Barreau, di un grande amore

che vince su ogni ostacolo e della società di allora.

Risalta e colpisce la storia e l’aspetto umano di padre Barreau: l’adolescenza trascorsa con il nonno, gli anni

del seminario, la capacità, durante i suoi anni di impegno nel sociale, di essere veramente vicino alle situazioni difficili,

(in primo luogo ai giovani sbandati) senza traccia di rigidità o ottusità tipiche di alcuni ambienti conservatori.

La colpa di mio padre” è la storia di un amore, ma è anche un grande atto di onestà: la presa di consapevolezza da

parte di padre Barreau di non poter più far parte della Chiesa, (perché folle d’amore per una donna) la decisione di voler cambiare vita, e di voler condividere i propri giorni e i propri sogni con un’altra persona perché non ne può fare a meno.

“Come nasce l’amore al primo sguardo?

Quel momento in cui ci si riconosce, e si sente per uno sconosciuto uno strano bisogno, complicato e impossibile.

La risposta è da qualche parte dentro di sé, laddove ci sono le ferite.

Ce l’abbiamo tutti, un posto così”.

La sua è una scelta che sembra dettata dalla coscienza di un uomo libero interiormente: accusato di preferire

una donna alla Chiesa, (durante un talk show) Padre Barreau risponde di sentirsi a posto con la propria coscienza

e i suoi sguardi, le sue parole, rispecchiano perfettamente il senso di questa profonda libertà interiore.

L’aspetto più interessante del documentario, è il perfetto bilanciamento delle diverse storie che si intrecciano

e si confondono: le vicende personali dei due genitori, (per altro molto simili ) la loro storia d’amore, i due anni

di passione  clandestina, l’accanimento della stampa e dell’opinione pubblica.

Attraverso materiale dell’epoca, (il famoso talk show televisivo) interviste ai genitori, fotografie, immagini,

Chloé Barreau ci racconta la storia dalla sua prospettiva, riuscendo a regalare al pubblico la fotografia di un’epoca

con  le sue caratteristiche e contraddizioni, senza tralasciare l’aspetto emotivo  che in alcuni tratti riesce a toccare

zone del nostro inconscio arrivando a commuovere.

 

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