IL MANIFESTO

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UN INCONTRO DI SOGGETTIVE FEMMINILI

CONTRO GLI STEREOTIPI

PODCAST 

Podcast. «Malafemmina» di Chloé Barreau, disponibile in quattro puntate su Storytel.

La «protagonista» è la performer Lilith Primavera, incarnazione della libertà.

Malafemmina è la storia dell’incontro tra Chloé e Lilith, regista l’una, performer l’altra, entrambe incarnazioni libere e ribelli di una soggettività non scontata. Quando dicono «sono una donna» nelle loro voci riecheggia un coro di storie ed esperienze. Le parole servono anche a questo, a tenere insieme ciò che appare distinto e distante, a creare legami, a formare accordi, a far vibrare insieme corde differenti.

«IL GIORNO in cui ho conosciuto Lilith era quattro anni fa. Era fine ottobre ma sembrava estate.

Io e il mio amico Andrès stavamo girando uno spot per la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne alla libreria Tuba, via del Pigneto… A un certo punto, è arrivata lei. Una cornice densa di boccoli neri, portamento elegante e fluido in ogni movimento, uno sguardo penetrante, un po’ triste.

Sembrava una diva in mezzo alle comparse».

 

Così racconta Chloé Barreau nella prima puntata di Malafemmina, podcast in quattro parti disponibile da oggi su Storytel, piattaforma europea di audiolibri e podcast.

Essere «malafemmina» per Chloé è andare fuori dagli schemi, deragliare rispetto ai binari, veleggiare verso l’ignoto e l’inatteso. «Figlia di un padre delicato e di una mamma virile», da bambina Chloé veniva etichettata «un vero maschiaccio, come se far casino fosse appannaggio solo dei maschi».

Da quel momento inizia a nutrire una certa dissidenza di genere e affetto verso tutte le donne che non sono nella norma, che disattendono gli stereotipi, i modi ovvi di abitare i corpi e le sessualità.

 

Il suo racconto sonoro si dipana in una Roma-Est suadente e popolare, tra musiche, voci e suoni urbani, per strade che appartengono a poeti erranti, dj vegane e figlie della luna come Lilith Primavera.

Lilith è un’artista, divinità dei locali underground e delle manifestazioni di piazza, creatura paradossale che attraversa diverse forme d’arte e di vita e che nel rivelarsi intensifica il proprio mistero.

Chloé l’ha già intravista nelle nottate di una capitale che vibra e pulsa di suoni arcaici ed elettronici, che è spazio creativo, luogo immaginario in cui l’arte è vita e la vita è enigma. Lilith incarna l’enigma, il mutamento e la libertà

di scegliere chi essere e che forma dare al proprio corpo. Una libertà che a troppi fa ancora molta paura.

LA MADRE di Lilith era una femminista e aveva scelto questo nome per la creatura che portava in grembo come riferimento a una femminilità libera e primigenia. «Poi quando sono nata, sono nata maschio e ho ricevuto

un altro nome fino ai diciotto anni, quando ho acquisito il nome di Lilith, eredità che mi rimane di questa donna».

Lilith tratteggia con parole ironiche e tenere il suo cammino di scoperta. Anche Chloé è in cammino alla ricerca di sé e incontro all’alterità, che è disvelamento di qualcosa di inatteso, di possibilità impreviste.

IN UN MOMENTO molto intenso del racconto, la visione di Lilith prende la forma di una reminiscenza letteraria. Dopo aver assistito a un’esibizione della cantante sul palco della Conventicola, locale capitolino, Chloé ripensa a

una scena de L’uomo che ride di Victor Hugo, il suo romanzo preferito.

Nella descrizione del momento in cui Gwynplaine vede la misteriosa duchessa Josiane, Chloé ritrova il turbamento amoroso di un’agnizione, di un’apparizione rivelatrice: «Per la prima volta in vita sua, gli sembrò di aver visto una donna… una civetteria inespugnabile, il fascino dell’impenetrabile, la tentazione ravvivata dal baluginio della perdizione, promessa per i sensi e minaccia per lo spirito, duplice ansia, una che è desiderio, l’altra che è timore. Questo aveva visto. Aveva appena visto una donna. Aveva appena visto qualcosa più e qualcosa meno d’una donna, aveva visto una femmina. E allo stesso tempo, una creatura olimpica».

Nella rifrazione di uno sguardo nell’altro, della letteratura nella vita e dell’esperienza nella narrazione, Malafemmina è un esperimento creativo che arricchisce una Giornata contro la violenza sulle donne che non può essere solo rituale o ricorrenza.

Il podcast è disponibile al link www.storytel.com/it/it/series/54473-Malafemmina

 

Silvia Nugara 25.11.2020

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